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Giovanna, detta Giò, ha cinque anni quando la madre muore. È un pomeriggio del 1974, e lei sta colorando insieme al fratellino Luca. La Giulietta che si ferma sulla ghiaia e la disperazione del padre e dei nonni rompono l’incantesimo, stravolgendo per sempre la sua vita.
Il padre trascinerà la protagonista in giro per il mondo cambiando amori, paesi e lavori, in un maldestro tentativo di ricomporre una famiglia felice. Giò instaurerà un rapporto privilegiato con Corrado, un cugino del padre, che sembra l’unico in grado di comprenderla in quella famiglia disfunzionale.
L’adolescenza di Giò coincide con il rientro in Italia, dove la sua famiglia subirà una profonda trasformazione. In un periodo di fragilità del padre, Corrado sembra offrire una soluzione alla fatica della vita “ordinaria” proponendone una che promette benessere, felicità, e addirittura la sconfitta della morte.
Il prezzo da pagare sarà la libertà individuale, fisica e di pensiero.
La famiglia inizia quindi una vita comunitaria per abbracciare appieno gli insegnamenti di Corrado, tramutatosi in un maestro efferato.
Giò racconta la follia, la ferocia, l’insensatezza della vita che è costretta a vivere ma dalla quale fatica a uscire.
In Cinque Inverni emerge come la violenza possa insinuarsi anche lì, dove il cuore dovrebbe sentirsi al sicuro. Ma Giovanna non si arrende. Soffre, s’innamora, si ribella.
E si ritroverà a raccogliere le ultime parole del padre, in uno spazio sospeso tra il dolore del ricordo e la potenza della rinascita.
In Cinque Inverni emerge come la violenza possa insinuarsi anche lì, dove il cuore dovrebbe sentirsi al sicuro. Ma Giovanna non si arrende. Soffre, s’innamora, si ribella.
ANNO DI PUBBLICAZIONE | Aprile 2025 |
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Genere | Narrativa |
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Anna nasce l’11-11-1991 -palindromi il suo nome e la sua data di nascita- in un giorno di San Martino che tutti ricorderanno per la forza impetuosa con cui soffiarono Maestrale e Scirocco: i due venti contrapposti che avvolgono la Sardegna.
Due forze equivalenti e contrastanti, come bene e male, che da quel giorno non la lasceranno mai. Tra miti e leggende della tradizione popolare, stregoneria e Inquisizione, magia bianca e magia nera si snoda la storia di Anna: riuscirà a conciliare gli opposti?
“Nomen omen” è stato finalista al Premio Internazionale Michelangelo Buonarroti 2018 e secondo classificato al premio Città di Siena, sezione Elba book festival.
Il romanzo si sviluppa tra Ispra, il Santuario di Loreto e Milano tra il medioevo e il secondo dopoguerra: un salto temporale di sei secoli che porterà il lettore dalle lotte tra Visconti e Della Torre per il controllo di Milano, fino alla proclamazione del dogma dell’Assunzione da parte di Pio XII.
1276
È l’alba di un giorno d’estate, l’avanguardia dell’esercito visconteo, costituita da settanta cavalieri eretici sopravvissuti alla crociata indetta contro i Catari, ha ormai oltrepassato Ispera. Oltre una vasta palude li attendono i cavalieri dell’Ordine teutonico alleati dei Torriani. Lo scontro sarà molto sanguinoso e si concluderà al tramonto con una sfida mortale.
1950
Sono cambiati i nomi dei luoghi e di quella battaglia non rimangono tracce. Tuttavia, l’Ombra, un uomo misterioso che vive accanto al vecchio cimitero, continua ad aggirarsi tra ciò che rimane dell’antica palude. La sua presenza e il permanere a Ispra di un nucleo “eretico” scatenerà una nuova lotta che – riprendendo quella tra Visconti e Della Torre – coinvolgerà due nuove fazioni di ispresi. A loro si aggiungeranno nuovi alleati milanesi: tra questi alcuni esponenti della ligera, la malavita meneghina.
Divampa una rivolta in Francia.
Insorgono i nuovi miserabili.
Dalle banlieue al cuore delle città l’urto si propaga. Sconvolge economia, frontiere, finanza e istituzioni. Tremendo il contraccolpo per l’Italia, vertiginoso il tracollo. Lo Stato scalcia, vacilla e schianta nel volgere di un’estate. L’ultima, in tempo di pace.
Sgretolamento, frantumazione, apnea dell’ordinario…
Ma è quando i vincoli sociali si allentano, che affiorano le vite.
Pinti ne afferra sette. Sette traiettorie emblematiche come carte dei tarocchi, allo stesso modo ambigue, irripetibili, contraddittorie. Le mescola in una trama di rimandi e corrispondenze, le accarezza con una scrittura capace di trattenere, da ogni gesto e da ogni pensiero, una particolare luce. Sempre fraterna, a tratti ironica, mai giudicante.
Che sia un viaggio con lo zaino in spalla o una crisi di governo, una guerriglia urbana o una capriola tra le foglie, ogni pagina schiude un orizzonte dov’è lo spazio intimo a scavare nel politico, di fenditura in fenditura, fino a svuotare molte delle parole con cui la civiltà si ostina a raccontare se stessa.
Un romanzo di stirpe nuova, barbarico e delicato.
Una sinfonia picaresca, a strapiombo sul caos.
Una nicchia per creature selvatiche, nell’ora incerta del tramonto.
Speranza è solita cibarsi di ricordi, continua ad aggrapparsi alla disfunzione del suo ventricolo sinistro pur di non vivere appieno il presente. Ogni scusa è buona per non fare i conti con le sue incertezze finché, dopo un violento temporale marzolino, ella non rimarrà incantata da una misteriosa sagoma che sembra vivere dentro le pozzanghere. Lui è Vic, giovane dai vestiti di tenebra e dalla pelle di luna, un ragazzo proprio come tutti gli altri, oppure, la soluzione alla paura corroborante che continua a logorare il cuore di Speranza.
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PER L’ANNO 2021 LA CASA EDITRICE HA RICEVUTO DALLA REGIONE PIEMONTE CONTRIBUTI DE MINIMIS GIÀ PUBBLICATI SUL REGISTRO NAZIONALE AIUTI DI STATO
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